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Nella parte nord-occidentale del territorio comunale di Masullas si trova il giacimento di ossidiana di Conca Cannas; esso secondo alcuni studiosi è probabilmente il più grande ed interessante di tutto il Monte Arci.

La scoperta di questo giacimento di ossidiana si deve a Cornelio Puxeddu, di cui lo studioso ci ha lasciato la cronaca:

- Chi, uscito dall’abitato di Uras, s’inoltra per la strada di campagna che mena nella valle Cannas, dopo circa 1 Km di cammino, si trova davanti ad una specie di paesaggio morenico, dove grossi blocchi arrotondati, di basalto e di trachite … aumentano di volume man mano che si procede verso la montagna… In questo paesaggio, che conserva ancora forse intatto, il suo carattere primitivo, con terreni adibiti esclusivamente a pascolo brado, la mattina del 23 Ottobre 1953 mi condusse l’ossidiana abbondantemente disseminata in frammenti e in nuclei grezzi, a destra e a sinistra della stradetta.

Nell’intento di rinvenire un giacimento di ossidiane, avevo, per lunghi anni, fatto numerose escursioni su tutti i versanti di questa montagna ma invano; ora, man mano che procedevo avanti, l’abbondanza sempre più crescente del prezioso vetro vulcanico, che faceva addirittura nereggiare il terreno a destra e a sinistra della strada, dove, d’inverno sì perdono le acque del torrentello in piena (il Riu Cannas), mi indusse a proseguire nella ricerca. Imboccai quindi la valle montana, odorante di timo e di mortella, delimitata alla base dalle colate basaltiche recenti; superiormente, spiccano, fra il verde della macchia mediterranea, altre colate trachitiche di color ferrigno, in cui si aprono numerosissime grotticelle. A fondovalle, il piccolo rigagnolo, le cui acque, servono ad abbeverare i greggi, ha le sponde completamente coperte di piccoli e grossi nuclei di ossidiana.

A un certo punto m’ accorsi che sulla sponda sinistra i nuclei tendevano ad aumentare di numero e di volume man mano che mi allontanavo dal ruscello e m’inoltravo per l’erta. Giunsi in uno spiazzo quasi privo di vegetazione, circa 100 m. a NO della sorgente di Roia Cannas, e constatai che l’ossidiana, in piccoli e grossi nuclei, era inglobata in una specie di trachite terrosa, di color mattone... Non v’era ormai dubbio, le ossidiane trovate lungo il letto del ruscello e lungo la strada, provenivano da questa località. Procedendo ancora lungo la valle, passando sempre sopra uno strato di ghiaie ossidianiche, giunsi nel punto in cui la valle si allarga sensibilmente ed è sovrastata da imponenti scenari di rocce trachitiche, in cui si apre una serie di piccole e grandi grotte che offrono tranquillo e sicuro asilo ai colombacci (si tratta delle Rocce Su Columbariu, località che prende il nome proprio da questi volatili), ancora numerosi in questa zona.

Attratto dall’imponenza della più alta testata lavica, alta circa 20 m., che sta al centro, mi avvicinai attraverso una fitta macchia di cisto, e m’imbattei, ad un tratto, in un saggio di scavo praticato su un grande banco di perlite affiorante dal terreno; quivi notai che la stessa ossidiana nera traslucida trovata sulla riva sinistra del ruscello era contenuta nella perlite, ma in forma esclusivamente di sferoliti. Scavai anch’io e mi riuscì di trovare una bella ossidiana dalla grossezza di un pugno… Dopo due anni, effettuai un sopraluogo in compagnia del Prof. Lilliu, il 2 Ottobre del 1956, e anch’egli ebbe modo di constatare che si trattava di un vero e proprio giacimento del prezioso vetro vulcanico… Sulla via del ritorno, osservando attentamente tra le ossidiane depositate sulle rive del ruscello, potemmo constatare che molti elementi si presentavano sbozzati, addirittura semi-lavorati, quasi pronti per l’uso; ad un esame più accurato, apparve chiaro che ciò era dovuto a formazione naturale, in virtù della quale certi elementi avevano assunto tutto l’aspetto di manufatti.

L’abbondanza di ossidiana sulle due rive del ruscello e nella pianura, la presenza di oggetti semilavorati dalla stessa natura, ci convinse che i preistorici non avevano necessità di andare a prendere l’ossidiana nel giacimento naturale di Roia Cannas, poiché le acque del ruscello in piena la trascinavano periodicamente nel piano, dove potevano raccoglierla agevolmente trasportarla senza grande fatica, dopo aver fatto una cernita degli elementi più adatti e in tanta abbondanza da poter soddisfare non solo le proprie esigenze, ma la richiesta del commercio esterno.

Sono di rilevante interesse le forme rocciose presenti in località Su Columbariu, che si distinguono per l’intensa tafonatura, presente su una parete verticale alta circa 80 metri.
 

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Presso la località di Gutturu Forru si trova una particolare pillow lava dalla caratteristica forma a rosone, denominata Su Carongiu de Fanai.
 
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Rocce de Su Columbariu
 
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Su Carongiu de Fanai
Su Carongiu de Fanai al confine con il paese di Gonnoscodina si trovano i due menhirs naturali denominati Sa Perda Sposa, questo monumento naturale ha acceso la fantasia popolare tanto da intesserci attorno una famosa leggenda. Essa narra che in una calda giornata di luglio, mentre due sposi venivano felici a Masullas dopo aver celebrato le nozze a Siddi, paese della sposa, si fermarono ad ascoltare l’armonia delle campane di Masullas che in quel momento accompagnavano la solenne processione della Vergine Gloriosa (festività della Visitazione). La sposa ad un tratto dopo aver ascoltato con attenzione il coro delle campane, rivolgendosi allo sposo, con leggerezza disse: «Questo è il famoso suono delle campane della Gloriosa di Masullas?». E con una risata beffarda aggiunse: «A me sembra più armonioso, e di gran lunga, il suono dei campanacci delle greggi di mio padre!». Lo sposo infelice non ebbe il tempo di rispondere perché tutti, la sposa, lo sposo, l’immancabile suonatore di launeddas che li accompagnava e i cavalli che cavalcavano furono tramutati in sasso e rimangono ancora li immobili nella distesa della campagna come la fantasia popolare li ha creati e ancora li vede.
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Sa Perda Sposa
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Sa Perda Sposa
 

BIBLIOGRAFIA

Piras G., "I Geositi ed i paesaggi geologici del Monte Arci come valenza per il turismo ambientale e culturale", in Convegno sull’Ossidiana del Monte Arci nel Mediterraneo, (Atti del convegno, Pau, 29-30 novembre e 1 dicembre 2002), Ghilarza 2004, pp. 328-342.

Puxeddu C., Giacimenti di ossidiana del Monte Arci e sua irradiazione, Studi Sardi XIV-XV vol.1, 1955-1957, PP. 33-36.

Puxeddu C., "La preistoria", in AA.VV.(a cura di), Diocesi di Ales-Usellus-Terralba. Aspetti e valori, Cagliari 1975, pp. 69-121.
 


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