MASULLAS, villaggio
della Sardegna nella provincia di
Busachi, compreso nel mandamento di Mògoro, sotto
la prefettura di Oristano. Fu uno dei paesi componenti
il distretto di Parte-montis del regno d’Arborea.
La sua situazione geografica è nella latitudine 39°
42', e nella longitudine occidentale dal meridiano di
Cagliari 0° 20'.
Sta in una valle quasi alla falda ed estremità settentrionale
d’un terrazzo allungato da austro a borea di
circa tre miglia sulla sponda destra del Traciu. La
massa del rialto, a cui si appoggia, protegge l’abitato
da’ venti libeccio, ponente e maestro; il colle che sorge
dall’altra parte del fiumicello lo ripara da’ venti sirocco
e levante; un altro altipiano posto traversalmente
sullo sbocco della valle ad austro lo copre dall’aure
meridionali; sì che non vi entra libero alcun vento salvo
quello che soffia tra il settentrione e il greco-tramontana.
L’estate vi è molto calda, l’inverno mite, ma
umido anche più che sentasi le prossime stagioni.
L’aria non è da lodarsi molto salubre.
Il territorio di Masullas si può computare di circa
20 miglia quadrate. I maggiori rialzamenti del suolo sono
nominati Campuagni, Cannas, Teraxi; i minori sono
detti Sonixeddu, Conca, Samaini, Sa serra dessa genna
arena. Le più considerevoli spelonche sono la grotta del
Cappuccino, Su Stàuli mannu, e Larenzuconi.
La mineralogia di Masullas è delle più ragguardevoli
dell’isola. Trovasi il calcedonio bigio mammillare sopra il calcedonio ceruleo in massa, e spesso sopra
questo vedonsi bei cristalli di quarzo ametistino,
bianco, e volgente al violaceo, come accade vedere
in molte geodi; il quarzo è a profusione; or ametistino,
or giallognolo e cristallizzato sopra il calcedonio
o sul quarzo resinite, or rubiginoso fra due scorze di
calcedonio con impronte di altri cristalli; or nericcio
polito e naturalmente levigato, or diasproide oscuro
ricoperto da una corteccia terrosa, or diasproide verde,
or diasproide rossigno; e son belle a vedersi le
geodi de’ suoi cristalli sul calcedonio talvolta oscuro,
e con noccioli di calce carbonata. È pure profuso il
calcedonio, quello principalmente che è colorato in
ceruleo e or tende al bigio, or al pavonazzo, or biancheggia
opaco, or rosseggia volgendosi in selce piromaca:
e sono profuse parimenti le sue geodi di varie
tinte, e talvolta con cerchio rosso interno, che si assomiglia
alla corniola e intonacate internamente di
cristalli di quarzo, anche jalino. Vedesi un diaspro
verde, che in qualche parte volgesi in selce piromaca;
un agglomerato diasproide di colore oscuro con
macchie piccolissime rosse, bianche e bigie; una selce
piromaca ora ricoperta di cristalli di quarzo ametistino,
ora diasproide bigia e zonata; una corniola
ricoperta dal quarzo; una gran varietà di calce carbonata,
ora mista al calcedonio, ora gialla e trasparente,
ora mista a cristalli di quarzo, ora ricoperta dal quarzo
cristallizzato rossigno, ora mista al quarzo cristallizzato
e al calcedonio, ora giallognola e diafana, ora
lamellare e bruna.
Le fonti più notevoli del territorio sono quelle da
cui beve il popolo, e sono presso l’abitato, la sorgente
di Sonixeddu che scaturisce fra due roccie, e in altri
tempi conducevasi in un canale al monistero de’ benedittini,
che esisteva a non molta distanza, dove ancora
si vedono le rovine. Il rivo che abbiam di sopra
notato proviene da’ salti di Morgongiori, scorre verso
austro sino all’uscita della valle, dove piega a libeccio
e si unisce al rio Usellese. Un piccolo ruscello (S’arriu
dess’argiola) originato dalle fonti della falda meridionale
di Monte Arci, dopo aver traversato il territorio
di Siris, entra in questo di Masullas, passa presso il
paese e si versa nel Traciu.
I selvatici di questo territorio sono cervi, daini,
cinghiali, lepri e volpi: tra i volatili sono numerosissimi
i colombi.
Ne’ detti fiumi dopo le prime acque di autunno si
prendono molte anguille.
I vegetabili silvestri più comuni nel Masullese sono
gli olivastri e i ghiandiferi. Il lentisco è sparso in tutte
parti. L’area che resta incolta e aperta non sarà minore
di starelli 2000.
Popolazione. Nell’anno 1838 erano in Masullas
famiglie 290, ed anime 1056, distinte in maggiori
maschi 345, femmine 362, e in minori maschi 187,
femmine 162. Il movimento procede secondo le seguenti
medie: nascite annuali 65, morti 30 e matrimonii
10. Vivesi da molti a una lunga età, e gli esempi di
vite secolari non sono rari.
Le malattie più frequenti sono le pleurisie spurie,
le febbri infiammatorie e i dolori laterali.
Professioni. Si numerano agricoltori 300, pastori 70,
meccanici 55; quindi sono preti 2, notai e letterati
(come usan dire) 6, ministri sanitarii 3, negozianti 15.
Le famiglie possidenti sono 235 in circa, le nobili 6
con circa 15 persone.
L’istruzione primaria si dà nel convento de’ frati
cappuccini, dove concorrono circa cinquanta fanciulli.
Vi si insegna anche il catechismo agrario.
Non si possono notare altre opere di pubblica
beneficenza, che un legato per la dote ad una fanciulla
povera.
Le donne lavorano su’ telai, e tessono la lana e il lino
per provvedere alla rispettiva famiglia.
Agricoltura. La condizione di quest’arte è quasi in
tutto eguale a quella che essa è negli altri paesi agricoli
della Sardegna meridionale; la forza del terreno si
riputerà dalla produzione.
L’annuale seminagione è di starelli 850 di grano,
200 di orzo, 350 di fave, 90 di ceci, 30 di lenticchie. Il
grano rende il 15, l’orzo il 18, le fave il 12, i ceci il 9,
le lenticchie il 35. La raccolta del lino è anch’essa
abbondante.
Le erbe ortensi vegetano con molta forza. Le principali
specie sono pomidoro, zucche, cipolle, rape, lattuche, cardi ec.
La vigna prospera come ne’ luoghi migliori. La vite
più comune è il nuragus, quindi le altre varietà, malvagia,
moscato, monica ecc. La vendemmia suol essere
abbondantissima sì che resti molto superfluo per
metterlo in commercio, venderne nelle feste e bruciarne
per acquavite. Lo spazio piantato a viti non è minore
di starelli 320, il mosto di circa 80 mila quartieri.
Le piante fruttifere sono olivi, pomi granati, ciriegi,
albicocchi, fichi, mandorli, peschi, susini e peri in
molte varietà. Il totale degli individui forse non oltrepassa
i 6000.
Tanche. Non più che 750 starelli di terreno sono
stati chiusi in circa 10 aree. In cinque solamente di
queste tenute la terra fu dissodata, e si esercita l’agricoltura
con il solito riposo d’un anno, nel quale entravi
a pascolo il bestiame. Negli altri resta ancora
intatto il suolo e sparso di olivastri e di altre piante
selvatiche e di frequenti macchie.
Pastorizia. I numeri de’ capi del bestiame erano
nell’anno sunnotato i seguenti: bestiame domito, buoi
500, vacche 70, cavalli e cavalle 85, porci 110, giumenti
215: quindi bestiame rude, vacche 250, cavalli e cavalle
120, capre 800, porci 900, pecore 2500. Gli animali
domiti e domestici pascolano ne’ chiusi, e nel
prato che ha un’area di starelli 800, i rudi nelle terre
incolte e nelle tanche.
I prodotti non oltrepassano di molto il bisogno
della popolazione. I formaggi sono di qualche bontà.
Commercio. Il guadagno che i masullesi ottengono
dalla vendita de’ cereali, de’ vini e d’altri articoli minori
non pare possa eccedere di molto le lire nuove
75 mila.
Masullas dista da Mogoro, verso austro, poco più
di minuti 20; da Siris, verso maestrale, un quarto d’ora;
da Sardara ore due verso austro, dove subito si entra
nella grande strada per versare le derrate in Cagliari;
da Uras un’ora e minuti 20, donde si può passare in
Terralba e in Oristano.
Religione. La parrocchia di Masullas è nella diocesi
di Uselli, e governata da un vicario con un solo coadiutore.
La chiesa principale ha per titolare la Vergine delle
Grazie e per patrono s. Sebastiano, cui si era fatto
pubblico voto nell’ultima pestilenza.
Le chiese minori sono denominate una da s. Lucia,
l’altra da s. Leonardo. Presso la prima è un conventino di cappuccini;
nell’altra si credono deposti i corpi de’ martiri Calisto e Calica.
Una sola è la festa solenne di Masullas, per la titolare.
Vi concorrono molti stranieri, si fanno pubbliche
danze, si corre il palio e si incendiano i fuochi
artifiziati.
Non si è ancora formato il campo-santo, e i cadaveri
sono sepolti nel cemiterio contiguo alla popolazione
nell’estremità dell’abitato.