Unione Sarda - 22/08/2006
      
A 127 anni di distanza

Si ride anche oggi con Sa Scom¨niga de Predi Antiogu

Giulio Caria Musanti e Andrea Manunza Musanti, titolari della storica Tipografia artigiana Virgilio Musanti che ne cur˛ ben due edizioni negli anni '20 del secolo scorso, hanno ripubblicato Sa scom¨niga de Predi Antiogu arrettori de Masuddas.

Stampata per la prima volta dalla tipografia del Corriere di Sardegna in Cagliari nel 1879 su foglio volante destinato al mercato popolare, Sa scom¨niga conobbe numerose edizioni "popolaresche" curate per lo pi¨ da tipografie artigiane di Cagliari, di Oristano e di Lanusei fino al 1925, quando il fascismo ne viet˛ ulteriori ristampe. GiÓ "famosissima" al momento delle due prime pubblicazioni su stampa (con il titolo Famosissima maledizioni de s'arrettori de Masuddas), questo capolavoro anonimo era giÓ noto ad una larga fetta di popolo minuto. Evidentemente, la data della sua composizione precedeva di qualche decennio il 1879, tant'Ŕ che si fa risalire agli anni intorno al 1850, quando ancora certi ministrus de sa Cresia non risparmiavano la scomunica o la maledizione nei confronti di chi non pagava o pagava solo malvolentieri le decime, is dŔgumas, e perfino degli storni che impersonavano i ladri di ciliege, de cerŔxia, negli orti delle curie parrocchiali paesane.

Gramsci, che ne sollecit˛ alla mamma l'invio in carcere con una lettera del 27 giugno 1927, giudicava Sa scom¨niga de Predi Antiogu carica di "umorismo fresco e paesano". E Wagner, il padre della Linguistica sarda, tradusse in tedesco e pubblic˛ in Germania il capolavoro nel 1942, nella varietÓ campidanese del sardo e nel contempo in grafia fonetica, favorendone la diffusione presso gli studiosi nelle universitÓ del mondo. Wagner giudic˛ Sa scom¨niga - un capolavoro assai ricco di "vis comica irresistibile", "un monumento psicologico, oltre che linguistico" -

Sa scom¨niga de Predi Antiogu arrettori de Masuddas fu pubblicata in tempi recenti nel 1983 e nel 2002 a cura di Antonello Satta e, nel 2004 a cura di Ottavio Congiu, (Printcolor, Monserrato, 2004) che de Sa scom¨niga, Ŕ anche impareggiabile interprete. La ristampa attuale, ridotta all'essenziale con una breve prefazione e il glossario a cura di chi scrive, si propone di ricordare ai sardi un capolavoro dialettale assai caro al popolo.

Il motivo della predica pi¨ famosa della nostra letteratura popolare Ŕ fornito a Predi Antiogu dal furto, da lui subito durante una notte de iscuriu, di quasi tutto il proprio bestiame. Si tratta esattamente di una dŔguma a ritroso: e questa volta a rimanere degumau, ossia taglieggiato, diminuito, seriamente ridotto in difficoltÓ economiche Ŕ proprio lui: Predi Antiogu, rettori e ministru de sa Cresia?

Il sacerdote, nella accertata impossibilitÓ di venire a capo dei nomi de is malinnius e discannotus autori del furto sacrilego, arringa in chiesa il suo popolo muto e, non proprio ridendo, castiga i vizi apparenti e nascosti della comunitÓ a lui affidata. Ne ha per tutti: uomini e donne, giovani e anziani, cornuti e senza corna, ingenui o peccatori. E il suo linguaggio Ŕ sincero, schietto e assai duro, tale da permettere ad un sacerdote di considerarsi, per l'occasione, autentico figlio della comunitÓ, in grado e in dovere di pronunciare parole chiare per dire "pane al pane" senza peli sulla lingua. Alla fine, Predi Antiogu confessa di provare quasi vergogna per doversi sentire costretto a dire certe cose proprio me in s'Artari: e quindi assume ancora la dimensione della sua gente e il poemetto si fa effettivamente "monumento psicologico oltre che linguistico", con tutto il valore pi¨ o meno poetico del dialetto e della cultura marmillese, che conferisce alla semplice realtÓ paesana un'atmosfera di esaltante universalitÓ.

Matteo Porru